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Racconti Pasqua

Storie

Il Bruco di Pasqua

La storia si svolge a Gerusalemme all'epoca di Gesù, Davide è un bambino che sta studiando con i compagni la storia di Isaia, quando sul suo piede vede un piccolo bruco, subito lo nasconde nella sua mano, lo porta a casa e gli costruisce un bel cestino e lo chiama come il profeta Isaia. Dopo un pò di giorni, va dal padre al centro di Gerusalemme e decide di prendere una foglia di palma per coprire il cestino dal calore del sole, ma sente una gran confusione e vede tanta gente con in mano foglie di palma e dopo poco scorge un signore su un asinello che viene accolto con grida di gioia, lo chiamano Gesù, e capisce che deve essere una persona importante, ma si chiede:" E' importante e cavalca un asino? "
Dopo un po' di tempo Davide guardando nel cestino non vede più il suo amico Isaia e comincia a cercarlo dappertutto, ma nulla si siede e piange disperato, così lo ritrova la mamma che lo consola dicendo che Isaia non è scappato, ma è chiso in quel piccolo bozzolo attaccato alle pareti del cestino.
Davide dice allora è morto? Ma la mamma risponde che non è cosi e che fra qualche tempo quando Dio vorrà egli uscirà dal bozzolo e diventerà una bellissima farfalla.
Passano dei giorni quendo sempre tra la folla sente gridare, ma questa volta non sono grida di gioia, ma insulti verso un uomo che porta una Croce, i soldati romani lo spingono e lo fanno cadere e il suo viso è proprio vicino a Davide che spaventato si accorge che è lo stesso uomo che cavalcava l'asinello, rimane rattristato e corre dalla sua mamma per capire che sta succedendo. La mamma gli racconterà che Gesù è un uomo buono a cui alcuni non hanno creduto e lo hanno fatto uccidere su una Croce. Dopo tre giorni la domenica mattina Davide si sveglia e vede nel suo cestino una grande e meravigliosa farfalla,è Isaia piu bello di prima, la farfalla si ferma quasi a salutarlo e poi comincia a volare Davide la segue chiamandola, e si ritrova in un giardino e vede Isaia posarsi sulla spalla di un uomo dagli abiti bianchi e luminosi e guardandolo si accorge che è Gesù l'uomo che aveva visto portare la croce, Isaia vola via in alto. Sempre Davide ricorderà Isaia e quell'uomo Gesù, e saprà che anche se non vedrà più Isaia la farfalla rimarra nel suo cuore e anche se non incontrerà più Gesù sa che lo accompagnerà nella sua vita per sempre.

Il Gelso Centenario

C'era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po' per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso. "Sei veramente fortunato, vecchio mio", diceva Giovanni al gelso. "Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l'estate verrà l'autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà.


Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito". Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po': "Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata...". Giovanni agitava il testone e brontolava: "Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta". "Ma Giovanni", chiese una volta il gelso, "tu non sogni mai?". Il bruco arrossì. "Qualche volta", rispose timidamente. "E che cosa sogni?". "Gli angeli", disse, "creature che volano, in un mondo stupendo". "E nel sogno sei uno di quelli?". "Sì", mormorò con un filo di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo. Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. "Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!". Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. "Chi ti mette queste idee in testa?", brontolava Pierbruco. "Il tempo vola, non c'è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!". "Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati". "Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni", rispondeva l'amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. "Presto tutto finirà... scrunch... Non c'è niente dopo... scrunch... Certo, io mangioŠ scrunch, bevo e mi diverto più che posso... scrunch... ma... scrunch... non sono felice... scrunch. I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni", bofonchiava, lavorando di mandibole. Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. "Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l'ultimo. Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!". "Finalmente! Potrò far ricrescere un po' di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! Arrivederci, Giovanni!", sorrise il gelso. "Ti sbagli gelso. Questo... sigh... è... è un addio, amico!", disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. "Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!". Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. "Oh", ribatté il gelso, "vedrai!". E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. "Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?". "Ciao Giovanni! Hai visto, che avevo ragione io?", sorrise il vecchio albero. "O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?". Parlare di Risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi. Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi. Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola?


La passiflora

Nei giorni lontani, quando il mondo era tutto nuovo, la primavera fece balzare
dalle tenebre verso la luce tutte le piante della terra; e tutte fiorirono come per incanto.
Solo una pianta non udì il richiamo della primavera;
e quando finalmente riuscì a rompere la dura zolla, la primavera era già lontana…
-Fà che anch’io fiorisca, o Signore! Pregò la piantina.
-Tu pure fiorirai – rispose il Signore .- Quando? -chiese con ansia la piccola pianta senza nome.
-Un giorno….- e l’occhio di Dio si velò di tristezza .
Era ormai passato molto tempo .
La primavera anche quel anno era venuta ;
e al suo tocco le piante del Golgota avevano aperto i loro fiori…
tutte fuorché la piantina senza nome .
Il vento portò l’eco di urla sguaiate, di gemiti, di pianti…
Un uomo avanzava fra la folla urlante, curvo sotto la croce.
Aveva il volto sfigurato dal dolore e dal sangue.
- Vorrei piangere anch’io come piangono gli uomini.- disse la piantina con un fremito.
Gesù in quel momento le passava accanto, e una lacrima, mista a sangue,
cadde sulla piantina pietosa.
Subito nacque un fiore strano, che portava nella corolla gli strumenti della passione :
una corona, un martello, dei chiodi….: la passiflora, il fiore della passione.


La leggenda del melograno
Gesù saliva faticosamente la via del Calvario. Dalla Sua fronte trafitta di spine cadevano gocce di
sangue. Gli Apostoli, timorosi, seguivano Gesù da lontano, per non farsi vedere; ed uno di essi,
quando il triste corteo era passato, raccoglieva i sassolini arrossati, dal sangue benedetto di Gesù e
li metteva in un sacchetto. A sera gli Apostoli si radunarono tutti tristi nel Cenacolo; l’apostolo pietoso
trasse di tasca il sacchetto per mostrare ai compagni le reliquie del sangue di Gesù; ma nel
sacchetto trovò un frutto nuovo, dalla buccia spessa ed aspra dentro alla quale erano tanti chicchi,
rossi come il sangue di Gesù. Era nato il melograno.



La leggenda del pettirosso
Gesù era sulla Croce. Le spine della corona che stringeva la fronte si conficcavano nelle sue bianche
carni facendo uscir grosse gocce di sangue.
Un uccellino, che volava poco distante, vedendo la sofferenza di Gesù, sentì tanta pietà per Lui.
Gli si avvicinò con un leggero pispiglio.
Cosa, disse l’uccellino? Forse rimproverò gli uomini di essere stati cattivi, forse, rivolse a Gesù tenere
parole di consolazione. Poi tentò di portargli aiuto e, col becco tolse alcune di quelle spine che lo
torturavano. Le piume dell’uccellino caritatevole si macchiarono di rosso.
L’uccellino conservò, come prova di amore, quelle gocce di sangue sul suo cuoricino. Gli uomini
vedendolo lo chiamarono «pettirosso». Ancora oggi tutti gli uccellini che appartengono alla famiglia
dei pettirossi hanno sul petto qualche piumetta sanguigna.



Il ragnetto Pasqualino
C’era una volta un ragnetto piccolino che si chiamava Pasqualino.
Questo ragnetto viveva sul tetto di una casa di campagna
che sorgeva in mezzo ad un prato pieno di margherite e girasoli.
D’estate, questa casa, era abitata da una bella famigliola
che veniva a trascorrere le vacanze.
Un bel giorno il ragnetto Pasqualino,
che era sul tetto a prendere il sole,
vide arrivare una macchina lungo la stradina che portava alla casa.
Quando la macchina si fermò nel cortile scesero una mamma,
un papà e due bei bambini di nome Marco e Luca
con un cane di nome Billy che scodinzolava dietro ai suoi padroncini.
Marco si avvicinò al garage e poco dopo ne uscì fuori con un pallone
mettendosi a giocare con Billy.
Luca, invece, aiutò la mamma a portare in casa le borse della spesa.
Il ragnetto Pasqualino, che era molto curioso,
pensò bene di scendere dal tetto
per vedere da vicino chi erano i nuovi arrivati.
Si lasciò scivolare lungo la grondaia
e andò a posarsi sul bracciolo di una sedia che era lì vicino.
Luca e Marco, nel frattempo,
erano andati in cucina a prendere la merenda.
Ridendo e scherzando si sedettero sulla sedia
dove si era posato il ragnetto Pasqualino.
Luca lo vide per primo e si mise a strillare:
” AIUTOOOO UN RAGNO !!! ”.
Pasqualino fece un salto a otto zampe
e spaventatissimo anche lui strillò:
” AIUTOOO UN BIMBO !!! ”.
Marco, che assisteva alla scena,
scoppiò a ridere dicendo a suo fratello:
” Sciocchino non devi avere paura di un ragnetto così piccolo,
non vedi che lui è più spaventato di te?
Lascialo andare e vedrai che non ti farà niente ”.
E così dicendo prese Pasqualino con un ramoscello,
lo posò sulla grondaia e gli disse:
” Ciao bello, torna subito a casa ”.
Pasqualino si arrampicò più in fretta che potè fin sopra il tetto
e si sedette su una tegola per farsi passare il fiatone.

Quando si fu calmato si sporse dal tetto per guardare in giù
e vide Luca che lo salutava con la mano:
” Ciao Pasqualino torna a trovarmi quando vuoi ! ”.
Il ragnetto rispose :
” Ciao Luca tornerò a trovarti domani ”.
Da quel giorno i due diventarono amici.
Luca non ebbe più paura dei ragnetti
e Pasqualino non ebbe più paura dei bimbi
perché capirono entrambi che per vivere felici
bisogna sapersi rispettare uno con l’altro,
senza timore.

Il bruco, la coccinella e lo scarafaggio.

In un bellissimo giardino vivevano molti insetti. Un bruco verdino veniva maltrattato da tutti per via del suo aspetto. Solo la simpatica coccinella e lo scarafaggio, ancor più brutto del bruco, volevano fargli compagnia. I tre animaletti avevano stretto grande amicizia tra di loro. Insieme facevano lunghe chiacchierate in mezzo all’erba, e quando era l’ora dei pasti rosicchiavano le foglie tenere e dolci di quel giardinetto opulento. Insomma, stavano sempre tutti e tre insieme, e quando un altro insetto maltrattava il piccolo bruco, gli altri due lo difendevano con coraggio. Un bel giorno, mentre i tre amici passeggiavano, il bruco ebbe un malore, e dovette distendersi sotto una foglia. Il bruchino era molto pallido, non riusciva più nemmeno a muoversi, e dopo un po’ si irrigidì e rimase immobile. La fedele coccinella ed il sensibile scarafaggio erano molto avviliti, e non riuscendo a comprendere quel che stava succedendo al loro amico, si disperarono e rimasero con il bruco sofferente. Persa ogni speranza per il povero bruco, i due piccoli amici andarono a raccogliere qualche petalo per porlo sul corpo del loro piccolo amico. Dopo qualche giorno, quando la coccinella e lo scarafaggio andarono a portare i fiori sul luogo dove il bruco giaceva, si accorsero che dalle spoglie del bruchino era nata una bellissima farfalla dai mille colori, che, aperte le ali, cominciò a volare attorno ai suoi due amici affezionati. Dopo il prodigioso cambiamento del piccolo bruco, molti insetti si avvicinarono a quell’esserino meraviglioso per fare amicizia, ammirando il nuovo aspetto della creatura.
La farfalla si era trasformata, ma non aveva affatto perso la memoria! Solo la coccinella e lo scarafaggio le erano rimaste accanto in punto di morte, e solo loro avevano portato i fiori sul suo corpicino di bruco! E ancora solo la coccinella e lo scarafaggio avevano tenuto compagnia a quell’esserino strisciante e verdastro che era stato allontanato da tutti. Se solo quegli insensibili avessero visto come la coccinella e lo scarafaggio erano spaventati e addolorati quando il bruco era paralizzato sotto la foglia, prima della trasformazione, avrebbero compreso cos’è l’affetto di un amico. La farfalla volava con le sue ali delicate e meravigliose, viveva nell’aria tra i fiori colorati e profumati; ma non si allontanava mai dai suoi due amici, perché non avrebbe mai potuto dimenticare che le erano rimasti sempre accanto.

Il bruco, la coccinella e lo scarafaggio.

In un bellissimo giardino vivevano molti insetti. Un bruco verdino veniva maltrattato da tutti per via del suo aspetto. Solo la simpatica coccinella e lo scarafaggio, ancor più brutto del bruco, volevano fargli compagnia. I tre animaletti avevano stretto grande amicizia tra di loro. Insieme facevano lunghe chiacchierate in mezzo all'erba, e quando era l'ora dei pasti rosicchiavano le foglie tenere e dolci di quel giardinetto opulento. Insomma, stavano sempre tutti e tre insieme, e quando un altro insetto maltrattava il piccolo bruco, gli altri due lo difendevano con coraggio. Un bel giorno, mentre i tre amici passeggiavano, il bruco ebbe un malore, e dovette distendersi sotto una foglia. Il bruchino era molto pallido, non riusciva più nemmeno a muoversi, e dopo un po' si irrigidì e rimase immobile. La fedele coccinella ed il sensibile scarafaggio erano molto avviliti, e non riuscendo a comprendere quel che stava succedendo al loro amico, si disperarono e rimasero con il bruco sofferente. Persa ogni speranza per il povero bruco, i due piccoli amici andarono a raccogliere qualche petalo per porlo sul corpo del loro piccolo amico. Dopo qualche giorno, quando la coccinella e lo scarafaggio andarono a portare i fiori sul luogo dove il bruco giaceva, si accorsero che dalle spoglie del bruchino era nata una bellissima farfalla dai mille colori, che, aperte le ali, cominciò a volare attorno ai suoi due amici affezionati. Dopo il prodigioso cambiamento del piccolo bruco, molti insetti si avvicinarono a quell'esserino meraviglioso per fare amicizia, ammirando il nuovo aspetto della creatura.
La farfalla si era trasformata, ma non aveva affatto perso la memoria! Solo la coccinella e lo scarafaggio le erano rimaste accanto in punto di morte, e solo loro avevano portato i fiori sul suo corpicino di bruco! E ancora solo la coccinella e lo scarafaggio avevano tenuto compagnia a quell'esserino strisciante e verdastro che era stato allontanato da tutti. Se solo quegli insensibili avessero visto come la coccinella e lo scarafaggio erano spaventati e addolorati quando il bruco era paralizzato sotto la foglia, prima della trasformazione, avrebbero compreso cos'è l'affetto di un amico. La farfalla volava con le sue ali delicate e meravigliose, viveva nell'aria tra i fiori colorati e profumati; ma non si allontanava mai dai suoi due amici, perché non avrebbe mai potuto dimenticare che le erano rimasti sempre accanto.




Il dono dello Spirito Santo
Il giorno dell’Ascensione così riferisce una leggenda un Angelo incontrò Gesù che saliva al cielo e gli chiese: “Signore hai già terminato la tua missione?”. “Si”, rispose Gesù.
Poi rivolgendo lo sguardo laggiù verso la terra immersa nel freddo e nell’oscurità, videro un tenue fuoco ardere in un piccolo punto.
“Che cos’è?”, domandò l’angelo. Rispose il Signore: “Quel piccolo focolare è in Gerusalemme; attorno vi sono riuniti gli Apostoli insieme con mia Madre. Ora, appena sarò tornato il mio piano sarà completato: manderemo laggiù lo Spirito Santo per ravvivare quel focolare così che possa diffondersi per tutta la terra e dare luce e calore a tutti gli uomini”.
L’angelo, meravigliato, dopo un momento di riflessione disse di nuovo a Gesù: “E se questo non funzionasse?”.
Il Signore rispose: “Il mio piano è questo e non ne ho altro. Io voglio che nel mondo regni l’amore tra gli uomini”.
Aprire senza paura le porte del cuore e della mente allo Spirito Santo, dono del Padre e del Figlio, perché ravvivi anche in noi quel fuoco per renderci capaci di trasformare il mondo, questo è il compito principale del nostro essere cristiani.


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